Crescono sempre di più le esportazioni made in Italy sulle cucine di tutto il mondo. Oggi un prodotto alimentare su cinque finisce sui mercati esteri. Secondo i dati Istat, nello scorso anno, le esportazioni avevano prodotto 31,8 miliardi di euro di fatturato, nota già positiva, ma addirittura a gennaio 2013 la media è salita a +8,7%, segno che in questo settore c’è stata una buona crescita. Oggi, l’export rappresenta un’importante valvola di sfogo e di redditività, dove le eccellenze alimentari, rimaste sole a competere con il resto del mondo, dimostrano un’ottima capacità di reazione alla crisi economica che sta affliggendo gli italiani. Come descritto in precedenza, nel 2012, l’incidenza sul fatturato ha sfiorato il 20%. La più alta di sempre, ma inferiore a quella di Germania, Francia e Spagna la cui quota oscilla tra il 22% e il 29%. Il prodotto più esportato è il vino con 4,7 miliardi di euro di fatturato su un valore della produzione di 9 miliardi, quasi più della metà; a seguire frutta fresca, pasta e olio extra vergine d’oliva. E altri ancora dello stile italiano: formaggi, dolciari, salumi e caffè. Ma dove cresce il made in Italy? Principalmente in Nord America e nei mercati emergenti, meno nella vecchia Europa. Negli Usa il balzo è stato dell’8,9%; nei paesi in ascesa le performance sono volate: negli Emirati Arabi Uniti (+42,4%), in Thailandia (+42,3%), in Messico (+35,6%) e in Arabia Saudita (+30,5%). Poco meno la Corea del Sud (+22,2%), Cina (+18,3%) e Russia (+17%). Mentre in Europa è la Gran Bretagna, il miglior acquirente dei prodotti italiani, infatti, apprezza la nostra birra, seppur non siamo i primi produttori (+27%), e poi c’è la Francia che, invece, gradisce il nostro formaggio (+21%) ed il nostro vino (+26%). Anche la sicurezza alimentare, adottata dai marchi italiani, ha accentuato ancora di più questo continuo successo dell’export. Secondo l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (EFSA) su oltre 77mila campioni di 582 alimentari, stando ad analisi effettuate sui prodotti italiani, solo lo 0,3% risulta avere residui chimici oltre il limite della norma, basti pensare i dati della media europea che sono cinque volte superiori, mentre ancora più preoccupante è il dato relativo ai prodotti extracomunitari 26 volte superiori, circa il 7,9% di irregolarità. Con maggiori controlli e leggi, ancora più restrittive, sull’agro pirateria, il nostro paese potrebbe trainare l’economia europea per quanto riguarda il settore alimentare, superando di gran lungo il fatturato del made in Italy che ad oggi raggiunge i 60 miliardi di euro.
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