Ad oggi, un gran numero di cittadini, soprattutto in alcune Regioni d’Italia, comincia ad avere dei dubbi sulla sostenibilità economica del S.S.N. (Sistema Sanitario Nazionale). La cosiddetta “Spending Review” (legge 135 del 7 agosto 2012) e il Decreto Salute (Decreto Balduzzi n.158 del 13 settembre 2012) sono stati i due elementi che hanno maggiormente alimentato nei cittadini, negli utenti, nei consumatori e nei pazienti dubbi ed ansie, alimentate anche dalla crisi economica generale e dalla disoccupazione.  Circa 31 miliardi di euro, cancellati dal Fondo Sanitario Nazionale per il periodo 2009-2014 sulla base degli elementi legislativi citati prima, nella proposizione del Governo, dovrebbero essere giustificati da un impegno delle strutture sanitarie del Paese per ridurre gli sprechi. Le ASL e le Aziende ospedaliere hanno accettato la sfida, interpretandola, giustamente, come un confronto per razionalizzare le spese.  
E’ proprio questo il grande problema economico e sociale. Sulla base dei dati ad oggi disponibili, non è possibile credere che i 31 miliardi di euro siano stati imputabili tutti agli sprechi. 
Viene a questo punto, spontaneo, citare un altro grande Paese, come l’Inghilterra, che ha un Servizio sanitario abbastanza simile al nostro con diversi problemi di natura economica, sovrapponibili a quelli dell’Italia. Andrew Brown, editorialista del Telegraph, autorevole quotidiano britannico, ha commentato i problemi sanitari della sua nazione, affermando che “il sistema è ad un punto di rottura”, per cui è inevitabile che si dovranno, in un futuro non tanto lontano, iniziare a pagare alcuni servizi medici quando vengono erogati. 
Probabilmente la rettifica più idonea per l’Italia sarebbe una vera e propria “rifondazione” del S.S.N. costituendo una diversa articolazione tra Sanità pubblica, Sociale e Volontariato utilizzando il contributo attivo, che possa arrivare dalla mutualità associativa volontaria e dalla sanità convenzionata a gestione privata. La Relazione sullo Stato sanitario del Paese con i dati più aggiornati è quella del 2011: il S.S.N. ha dimostrato una buona capacità di diagnosi e cura delle malattie cardiovascolari e dei tumori, che, comunque, restano per gli Italiani i due “big killer”. Peraltro ben il 32 per cento degli adulti è in sovrappeso (l’11% è obeso) ed oltre 1/3 della popolazione tra i 18 ed i 69 anni  è completamente sedentario. 
La nota dolorosa è quella economica: il “rosso” è stato di 1.779 miliardi di euro. Dato peraltro migliore, se così si può dire, degli ultimi anni, forse dovuto ai piani di rientro ed ai commissariamenti.  
La rapida carrellata analitica è servita a rendere evidenti i dati certamente da prendere in grandissima considerazione, anche da parte del singolo cittadino e dei suoi familiari. Selettività, nel senso di scelte sociali e personali, che può far valutare l’opportunità di forme di finanziamento integrative e assicurative che, cosi intese, ha lo scopo di sensibilizzare attivamente ognuno al concetto di socialità socio-assistenziale. 
In questo senso l’U.Di.Con. vuole dare un contributo informativo, chiaro e reale, per ottemperare  ad uno dei suoi principali elementi etici che ne caratterizzano la costituzione e la pratica quotidiana. Da questo contributo alla coscienza sociale possono svilupparsi l’esigenza associativa di porsi e anche finalità integrative e di sussidiarietà ,che rendano l’Associazione funzionale, e vicina agli iscritti ed ai loro familiari, anche sotto questo importante aspetto di vita: la salute, intesa anche nel senso di prevenzione. 
Domani, 7 febbraio 2013, alle ore 11.30, sarà possibile vedere la diretta web attraverso il seguente link: http://www.fna-webtv.it/fnalive  
Prof.Antonio Ignazio Desogus
Direttore Sanitario Nazionale U.Di.Con.
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