Finalmente è arrivata l’ora di tirare le somme sull’iniziativa partita ad agosto del 2009, la quale ha impegnato l’U.Di.Con (Unione per la difesa dei consumatori) nella denuncia dei ristoranti che applicavano la tassa sul coperto, irregolare nel Lazio a partire dal 2006.
La legge in questione è la legge regionale numero 21, datata 29 novembre 2006, in cui all’articolo 16, comma 3, si legge: “Qualora il servizio di somministrazione sia effettuato al tavolo, la tabella od il listino dei prezzi deve essere posto a disposizione dei clienti prima dell’ordinazione e deve indicare l’eventuale componente del servizio con modalità tali da rendere il prezzo chiaramente e facilmente comprensibile al pubblico. È inoltre fatto divieto di applicare costi aggiuntivi per il coperto”.
“L’iniziativa non è passata di certo inosservata, sono arrivate centinaia di segnalazioni da parte dei cittadini indignati che si sono trovati davanti la ricevuta maggiorata dalla voce “coperto” e che, di fronte all’obiezione, hanno trovato ristoratori non sempre disponibili a stornare l’importo della somma impropriamente conteggiata; non solo – afferma il Presidente Nazionale Denis Nesci – abbiamo ricevuto molte chiamate dai ristoratori stessi che, ignari delle nuove regole, si sono rivolti alla nostra Associazione per avere delucidazioni sulla corretta applicazione della legge”.
Dall’attività svolta in questi due anni è possibile delineare un quadro generale, tenendo conto delle denunce ricevute, che hanno per lo più interessato la Capitale.
Dalle segnalazioni pervenute alla nostra Associazione, risulta una percentuale maggiore di applicazione del coperto all’interno di Roma rispetto alle altre province, in particolare nella zona del centro, dove è riscontrabile un maggior uso improprio della tassa, segno del comportamento scorretto da parte dei ristoratori a danno dei molti turisti in visita, ignari delle nuove direttive.
Un altro dato che vale la pena evidenziare è la somma che compare sulla ricevuta sotto la voce “coperto” che oscilla da 1,50 euro a 2 euro a persona, cosa che fa notevolmente lievitare il conto.
“Ricordiamo ai ristoratori laziali che la norma non è facoltativa, ma vieta l’applicazione di costi aggiuntivi sul conto dei clienti, come d’altronde succede nelle altre capitali europee; inoltre – aggiunge il Presidente Nesci – ci auguriamo che la legge possa essere estesa in tempi brevi anche alle altre Regioni italiane”.
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