Il ministro dei trasporti, Alessandro Bianchi, propone di fronteggiare il drammatico problema degli incidenti stradali attraverso una misura preventiva che fa già parecchio discutere: le auto veloci non potranno essere
guidate da neopatentati, i quali potranno mettersi al volante di questi “bolidi” solo dopo alcuni anni e in seguito a un ulteriore, e ben più severo, esame. Chiaramente, sia per la novità che un eventuale provvedimento in
tal senso rappresenterebbe, sia per la sensibilità dei cittadini in riferimento al problema, la proposta è destinata ad avviare un ampio dibattito. Provando ad analizzarla, viene da pensare che, come tutte le iniziative cvhe
riguardano un problema di vastissima portata, anche questa non possa risolvere da sola il problema in questione. Secondo le statistiche Aci, infatti, il maggior numero di incidenti ( 76,6%) si verifica sulle strade urbane,
l’orario più a rischio è quello delle 18 e la metà dei sinistri è imputabile a fattori quali mancato rispetto dei limiti di velocità e delle regole di precedenza, oltre che da distrazioni alla guida. E la maggior parte degli
automobilisti deceduti a seguito di incidente stradale rientra nella fascia di età compresa tra 25 e 29 annik. Da questi dati emerge come rimane tanto da fare a livello di educazione stradale e di rispetto delle regole per
evitare le tragedie della strada, e che non tutto è riconducibile alle elevate velocità raggiungibili con automobili veloci e guidate da neopatentati. Tuttavia ci sembra comunque saggia l’idea di porre a priori un limite alla
guida di persone per forza di cose poco esperte. Non è la soluzione del problema, ma comunque un segnale importante che denota la volontà di fare qualcosa in tal senso, oltre che una misura preventiva che rivelarsi
molto efficace.