Per oltre 20 milioni di famiglie il cambiamento è già arrivato. Prima della fine dell’anno sarà inevitabile anche per chi ne è ancora rimasto fuori: chi non sceglierà il mercato libero dell’elettricità ma resterà nel regime di maggior tutela si vedrà applicata la tariffa bioraria. Già ora, dunque, per migliaia di utenti è venuto il momento di decidere se adeguare i consumi alla formula che prevede sconti a chi ne sposta gran parte nelle fasce serali o festive o se passare ad altre tariffe.
Il nuovo sistema tariffario imposto dall’autorità dell’Energia a chi ha un contatore digitale, prevede che la corrente costi più cara nei giorni lavorativi dalle 8 alle 19, la cosiddetta fascia 1, e sia più conveniente in tutte le altre ore, nei fine settimana e nei festivi, le cosiddette fasce 2 e 3. Obiettivo di questa mossa è ridurre i costi per il sistema elettrico nazionale, far diminuire le emissioni e permettere ai cittadini più attenti di risparmiare. La nuova tariffa vuole infatti spostare i consumi nelle fasce orarie in cui la domanda complessiva di elettricità è più scarsa: appunto le sere, le notti e i festivi. Un sistema che permette di ricorrere meno alle centrali più inquinanti e inefficienti, solitamente necessarie a coprire i picchi di domanda. L’Authority stima che se l’insieme delle famiglie italiane spostasse il 10% dei consumi nei periodi più favorevoli, si otterrebbe una riduzione di 450mila tonnellate l’anno di CO2 (equivalente alle emissioni di una centrale in grado di soddisfare i consumi di una città di circa 500mila abitanti), si risparmierebbero circa 9 milioni di euro l’anno per minori emissioni, circa 80 milioni come costo per combustibile e oltre 120 milioni come costi di impianto. Per quel che riguarda le bollette di utenze domestiche e di piccole aziende invece, stima sempre l’Aeeg, ci sarebbe un risparmio complessivo di oltre 200 milioni di euro l’anno.
Ma che impatto avrà la bioraria sulle singole famiglie? E come se ne può trarre più vantaggio?
La chiave sta in un numero riportato in bolletta: il 67% ossia il limite minimo di consumi da spostare nelle fasce 2 e 3. Più aumenta questa percentuale e maggiore sarà il risparmio. Il primo passo da fare, è valutare i propri consumi e la possibilità di adeguarli alle fasce a maggior sconto.

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