Arsenico, rame, mercurio, cadmio, piombo: oltre che sui libri di chimica, è possibile trovare questi elementi in un posto insospettabile, basta andare al sud, oltrepassare lo Stretto di Messina e spingersi fino alla provincia di Caltanissetta, a Gela per la precisione. La cosa che lascia interdetti è che le tracce di queste sostanze si trovano esattamente nel sangue degli abitanti di questo Comune, popolato da quasi 80.000 persone.
La notizia shock arriva da uno studio del Cnr (Consiglio Nazionale delle Ricerche), durato diversi mesi, e concentrato sull’impatto ambientale che riguarda la cittadina siciliana che diede i natali al grande Euclide. Dall’analisi del Cnr emergono dati a dir poco agghiaccianti: su un campione composto da 262 persone, il sangue del 20% di essi contiene quantità per nulla trascurabili di veleno. Il tutto a completamento di statistiche impietose nel denunciare un aumento significativo di persone decedute per tumori di diversa natura negli ultimi anni. Le persone prese in esame, tra l’altro, non sono operai esposti al contatto con queste micidiali sostanze, ma giovani, casalinghe e impiegati, la cui età non supera i 44 anni. L’allarme inoltre travalica i confini di Gela per raggiungere altre realtà, come quelle di Niscemi e Butera, evidenziando rischi enormi per le popolazioni interessate. L’epidemiologo Fabrizio Bianchi, del Cnr, non usa mezze misure nel delineare il quadro della situazione, affermando che la concentrazione di metalli in mare, nelle acque e sulla terra in quella zona è superiore di un milione di volte ai livelli considerati accettabili.
Se si pensa che l’arsenico in quell’area non era presente, come alcuni hanno voluto far credere, in forme naturali, ma che è stato immesso dall’uomo, e che il problema è più che mai attuale, poiché questo elemento non rimane a lungo nel corpo umano e quindi se è stato rilevato dallo studio del Cnr vuol dire che l’esposizione è ancora in corso, bisogna operare una profonda riflessione su ciò che sta accadendo: la salute e la vita delle persone rappresentano una priorità indiscutibile, e non sé possibile non intervenire per invertire una tendenza che già sta generando gravissime conseguenze.
UFFICIO STAMPA UDICON
