La spirale perversa della recessione non accenna a placarsi, condizionando senza riguardi qualunque aspetto della vita economica. A dare una dimostrazione di quanto l’attuale crisi sia grave e profonda ci pensano gli studi e le statistiche che, quotidianamente, informano sulla situazione, snocciolando numeri tutt’altro che incoraggianti.
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Un dato parecchio emblematico è quello che descrive i continui tagli effettuati dai cittadini al carrello della spesa: la flessione dei consumi appare inarrestabile, più forte di qualunque incentivo in tal senso. Nonostante i prezzi in discesa, infatti, gli italiani, tra il terrore di perdere il lavoro e la sensazione globale di sfiducia che ancora serpeggia nei discorsi di ogni giorno, scelgono la via dell’austerità. E inevitabilmente, tutto ciò traspare dai numeri: la Banca d’Italia, nel suo ultimo Bollettino economico, segnala la continua discesa dei consumi che, secondo la Confcommercio è stato del 4% a gennaio e febbraio.
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In definitiva, se la tendenza a indebitarsi di meno e a rinviare le spese più impegnative e meno urgenti è da considerarsi normale in periodi di recessione, ciò che però rende questa crisi più drammatica di quelle degli ultimi decenni è il dato relativo al calo negli acquisti alimentari.
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Centro Studi UDICON
