Nell’Art. 9 comma 5 del  D. Lgs n°181 del 2003, che modifica il n°109 del 1992 leggiamo: “E’ vietata la vendita dei prodotti che riportano la data di scadenza a partire dal giorno successivo a quello indicato sulla confezione”, e ancora nell’Art. 16 comma 2: “la violazione delle disposizioni degli articoli…, 9 e… è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro milleseicento a euro novemilacinquecento”. Questa è la legge italiana, certo, ma quanto tempo passerà prima che un’azienda, con magazzini pieni di alimenti scaduti, prenda esempio dalla “Approved Food” di Sheffield in Gran Bretagna, che ha brevettato un metodo per fare affari d’oro vendendoli a prezzi stracciati?
Sicuramente mangiare un prodotto scaduto non significa necessariamente andare in ospedale. Magari presenterà piccoli difetti, un colore diverso dal solito, sarà scadente dal punto di vista nutrizionale e dubbio da quello igienico, ma il fatto che le vendite dei prodotti scaduti abbiano subito un’impennata da quando si parla della crisi economica, facendo diventare ricchi coloro i quali hanno avuto l’idea, dovrebbe non solo far riflettere sulla correttezza di quello che sta accadendo, ma ci dovrebbe far puntare il dito verso le istituzioni italiane che, in un contesto di Europa Unita, non reagiscono a questo oltraggio nei confronti dei consumatori. È facile cadere in un tranello del genere. Anzi, quasi quasi, per chi subisce la crisi, questo fenomeno è visto come uno spiraglio di luce in un momento nero dell’economia, non rendendosi conto che ciò rappresenta un’offesa verso l’intelligenza dei consumatori.
Ma se fino a ieri si parlava di qualità alimentare, sicurezza e igiene, controlli ferrei “dal campo alla tavola” e tutela del diritto inalienabile dei consumatori, che devono portare sulla loro tavola prodotti certi, non dubbi, cosa è successo oggi? Qualcuno in Inghilterra, per svuotare i propri magazzini di “cibo vecchio”, si è inventato un modo per speculare sui consumatori, facendo leva sulle loro difficoltà economiche.
È ora di svegliarsi e di farsi sentire: perché negli scorsi anni ci hanno inculcato che non bisogna consumare alimenti scaduti? Che “E’ vietata la vendita dei prodotti che riportano la data di scadenza a partire dal giorno successivo a quello indicato sulla confezione”? Se fosse corretto ingerire alimenti “vecchi”, lo faremmo da sempre, non solo adesso. È semplice demandare la responsabilità ai consumatori, che acquistando questi alimenti dubbi, in modo consapevole, leveranno la responsabilità ai produttori su tutto quello che potrebbe succedere ingerendoli. E nel frattempo, come sempre, qualcuno si arricchisce e qualcun altro in silenzio subisce!

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/n                                                                            Dott.ssa Alessia Naso

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