Uno sciopero del prosciutto per arginare la crisi della suinicoltura. Ad annunciarlo è la Coldiretti che vuole così, a settanta giorni dalle proteste alla Centrale del Latte di Torino e davanti al Municipio del capoluogo piemontese, attirare nuovamente l’attenzione dell’opinione pubblica sulla forbice troppo ampia tra prezzi alla produzione e prezzi al consumo. Dal mese di maggio, quindi, gli allevatori  non consegneranno più, insieme ai maiali, le certificazioni di qualità che consentono la commercializzazione del prosciutto a marchio di origine. A causa della situazione economica attuale e dell’inflazione crescente, infatti, “è ormai impossibile – spiega una nota – far crescere suini di qualità che vengono pagati appena 1,15 euro al chilo, ben al di sotto dei costi di produzione”.
“Mantenendo il patto fiduciario che abbiamo con i consumatori – dice Giancarlo Chiesa, responsabile economico di Coldiretti Torino – vogliamo far capire soprattutto agli industriali che non possiamo più andare avanti con prezzi così bassi. E visto che siamo noi gli unici veri proprietari delle DOP deve essere chiaro che non ne riusciamo più a sostenere i costi”. 
L’iniziativa, in cui sono in prima linea gli allevatori del Piemonte e soprattutto della provincia di Cuneo, rischia di provocare la scomparsa del prosciutto “made in Italy” dalle tavole, anche se i maiali, pur senza certificazione, continueranno a essere venduti. “Coinvolgeremo con una campagna nazionale di sensibilizzazione tutte le industrie di trasformazione – anticipa Chiesa – Non si può più proseguire così. Dopo cinque mesi di crisi molte delle nostre aziende sono ormai a rischio chiusura”.
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