Roma, 18/11/2019 – “L’Indice del rischio finanziario, pubblicato in mattinata, evidenzia, come se ancora ce ne fosse bisogno, l’esistenza di un’Italia a due velocità – scrive in una nota il Presidente Nazionale dell’U.Di.Con. Denis Nesci – comprendiamo che questa classifica non sia esaustiva e suscettibile ad eccezioni, ma d’altra parte è impossibile notare che, confrontando i dati con quelli delle classifiche di redditi pro-capite e depositi bancari, le regioni del Sud Italia occupano stabilmente il fondo della classifica”.

L’indice del rischio finanziario, pubblicato da Il Sole 24 Ore nell’ambito del progetto Qualità della vita 2019, misura l’affidabilità degli italiani e la loro possibilità di far fronte ad un mutuo o un finanziamento senza rischiare il default finanziario. Essa viene calcolata rapportando il valore medio della rata al reddito pro capite annuo; maggiore è questo rapporto – che di solito è superiore al 30% – minore è il rischio derivante dal prestito.

“In cima troviamo Trieste, con un rapporto del 5,42, seguita da Aosta (5,09) e Parma (4,96). In generale le prime 20 posizioni sono occupate da province del Centro-Nord, mentre nelle ultime 20 si contano solo regioni meridionali; la differenza tra Trieste e Crotone, in fondo con un rapporto di 2,65, è imbarazzante. Considerando redditi e depositi, il confronto tra la prima e l’ultima, Milano e Crotone in entrambi i casi, è impietoso – continua Nesci – il capoluogo lombardo svetta con un reddito di 20.599€ e un deposito medio di 62.521€; la città ionica sprofonda con parametri pari a 7.398€ e 9.981€, rispettivamente – conclude Nesci – ci auspichiamo questi dati non finiscano in uno scaffale a prender polvere, ma che servano come spunto alla politica per agire, in un modo mirato e senza sprechi di risorse pubbliche come troppo spesso capita, per cercare di risollevare la drammatica situazione del Sud Italia, tra le regioni più depresse economicamente d’Europa, ma che tanto capitale inespresso ha in campo umano, professionale e culturale”.