Ancora una volta ci troviamo ad affrontare un tema ormai sempre più ricorrente, quello dell’attuazione di pratiche commerciali aggressive, poco chiare ed oneste da parte di alcune aziende nei confronti dei consumatori.
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Il caso in questione è quello di Samsung Electronics Italia che prometteva agli utenti premi promozionali a seguito dell’acquisto di alcuni prodotti del noto marchio, sconti che sono risultati difficilmente ottenibili a causa delle carenze informative sulle modalità e le condizioni di partecipazione, sui termini e i limiti previsti, come invece aveva fatto credere la società attraverso la sua campagna pubblicitaria. I volantini e i messaggi pubblicitari contenevano infatti solo un’indicazione generica riguardo l’obbligo di dover registrare il prodotto promozionato sulla piattaforma Samsung People, obbligandoli anche a dare il loro consenso all’utilizzo dei dati personali anche per finalità di marketing.
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Risulta chiaro come tale campagna potesse indurre il consumatore a scegliere il prodotto Samsung, rispetto ad altri aventi analoghe caratteristiche, proprio sulla base dell’ingente valore economico sotteso al premio o al rimborso promesso.
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Di quali promozioni stiamo parlando? Samsung prometteva “fino a 400 euro di rimborso per te” oppure lanciava “Primavera Samsung fioriscono i regali. Ecolavaggio e ecoasciugatura, ti regaliamo un Galaxy Tab 3”. Un’altra promozione diceva: “E’ il momento di scoprire le innovative tecnologie Samsung. Cambia ora il tuo vecchio tv, per te fino a 400 euro di rimborso”. Ancora, c’era la promozione “L’eccellenza tecnologica ti regala Galaxy J5”: in questo caso, ad esempio, solo in piccolo veniva specificato che si trattava di un’operazione a premi, valida nei punti vendita aderenti, che bisognava registrarsi entro 10 giorni sul sito internet e seguire le indicazioni, e che erano esclusi dalla promozione gli acquisti fatti su siti online.
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Tutto ciò naturalmente non è passato inosservato e grazie anche alle segnalazioni da parte dei consumatori, Samsung è stata sanzionata dall’Antitrust per un importo pari a 3 mln di euro, una condanna che speriamo possa agire come deterrente per future operazioni pubblicitarie.
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