Lo studio condotto dal “Blue Book” sulla situazione dei servizi idrici in Italia evidenzia carenze importanti: i dati che emergono in maniere più vistosa riguardano le fognature e i depuratori, assenti per larghe fette della popolazione, rispettivamente per il 15 e il 30%.
 
“Alla luce dei dati diffusi da questo studio, la situazione appare molto grave- afferma Denis Domenico Nesci, presidente nazionale dell’Unione per la Difesa dei Consumatori- e francamente trovo assurdo il protrarsi di situazioni di questo tipo, che creano ancora parecchi e inspiegabili disagi a moltissimi cittadini. È incredibile, per esempio, che in alcune regioni la copertura dei servizi di depurazione sia di poco superiore al 50%. Si tratta di percentuali inammissibili per un Paese come l’Italia, ed è opportuno che ognuno si assuma le responsabilità di questo sfacelo”.

A fronte di costi molto contenuti, che si aggirano su una media di 20 euro per ogni famiglia, si registra dunque una carenza abbastanza grave di impianti, che diventa quasi drammatica per alcune regioni: riguardo gli impianti di depurazione, la copertura è inferiore al 70% per Marche (69,9%), Sardegna (68%), Campania (67%), Toscana (62,7%) e Sicilia (53,9%), mentre per quanto riguarda la rete fognaria le situazioni più critiche sono rintracciabili in Sardegna e Liguria (entrambe si assestano al 75%), ma non se la passano bene nemmeno Umbria (77,1%), Veneto (78,1%) e Sicilia (78,8%).

L’analisi del Blue Book valuta anche le necessità di intervento statale, che dovrebbe concretizzarsi in una cifra di 60,52 miliardi di euro spalmabili in 30 anni, con una media di 2,02 miliardi annui: questa cifra andrebbe ripartita quasi in egual misura tra acquedotti da una parte, e fognature e depuratori dall’altra. La disponibilità di finanziamenti pubblici attualmente è però solo dell’11%.

UFFICIO STAMPA UDICON
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