“È Inaccettabile che la Regione vanti un debito così alto nei confronti di una società che gestisce un servizio fondamentale per i cittadini – afferma il Presidente Nazionale dell’U.Di.Con., Denis Nesci – tutto questo rischia di mandare in tilt non solo il sistema legato alle prenotazioni sanitarie nel Lazio, ma arreca un danno agli stessi operatori del servizio Recup che rischiano la mobilità a causa dei gravissimi ritardi nei pagamenti”.
Il call center Recup gestito dalla cooperativa Capodarco, ormai stanco della situazione di insolvenza da parte della Regione Lazio, ha minacciato la chiusura del servizio che ora spaventa seriamente gli utenti. Lo ha comunicato la stessa società scrivendo una lettera indirizzata alla governatrice uscente Renata Polverini, al commissario per la sanità Filippo Palumbo e alle organizzazioni sindacali.
Il servizio, totalmente gratuito, che accoglieva più di 20mila richieste e circa 5 milioni di chiamate l’anno, garantiva ai pazienti prenotazioni di visite ed esami diagnostici e specialistici nel Lazio. Inoltre, nella lettera viene anche espresso l’avvio, presso il Ministero del Lavoro, delle pratiche per la messa in mobilità dei 700 operatori attualmente in organico destinati allo svolgimento delle attività relative di cui una gran parte costituita da persone disabili.“È poco credibile la dichiarazione rilasciata nelle ultime ore dalla Polverini che annuncia lo sblocco dei pagamenti – conclude il Presidente dell’U.Di.Con. – dopo più di un anno e solo dopo una denuncia pubblica improvvisamente si riesce a trovare un accordo? Non ci si può nascondere a vita dietro un dito e sperare che gli altri chiudano un occhio, non quando in gioco c’è la salute dei cittadini e il lavoro di persone che a fatica riescono a portare i soldi a casa”.
