Il danno psichico derivante dalla perdita o compromissione della vita di relazione merita un calcolo a sé rispetto al danno biologico. A dirlo è la terza Sezione civile della Corte di Cassazione nella sentenza n.°13574 che ha accolto il ricorso presentato da una donna che aveva richiesto il risarcimento dei danni ai medici che la avevano operata per un intervento  di isterectomia provocando la compromissione della vita di relazione e uno stato psichico di forte depressione che l’aveva costretta a lasciare il lavoro. La Corte di Appello di Ancona aveva condannato il personale medico a pagare la  somma di euro 144 mila come risarcimento per il danno biologico determinato alla donna per colpa medica  a causa dell’intervento di isterectomia sbagliato, ma aveva negato la configurabilità  di un danno sessuale ed estetico autonomamente risarcibile. Invece, la Corte di Cassazione nella sentenza citata ha annullato la decisione dei giudici di appello e ha sostenuto che: “il diritto alla sessualità è inquadrato nei diritti inviolabili della persona come modus vivendi essenziale dello sviluppo ed espressione della stessa. Certamente la perdita o riduzione della sessualità costituisce anche un danno biologico ma ormai nessuno nega che la compromissione anche soltanto psichica costituisce di per sé un danno la cui rilevanza deve essere valutata e apprezzata globalmente”.

GIANLUCA DI NATALE
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