SCUOLA: QUASI UN “ ’68 BIS”?


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“ ‘68 bis” non è il numero di un articolo del codice civile o penale del nostro apparato giuridico, ma un’espressione di eco storica.
Confusione, agitazione, occupazione, sciopero: sono questi i componenti dell’atmosfera che sta respirando attualmente la scuola italiana. Qualcuno potrebbe pensare che l’epoca sessantottina si possa ripetere, ricollegandosi ai “cicli e ricicli” storici del filosofo Vico. Non è così.
Tra slogan, messaggi, buona e cattiva informazione, il mondo della scuola leva la sua voce di fronte al progetto del Ministro della Pubblica Istruzione Gelmini.
L’esigenza di cambiamento già si avvertiva da tempo e la crisi economica gli ha dato un input accelerandolo  in direzione dei cosiddetti “tagli”. Rinnovamento e  contrazione delle risorse sono i due poli entro cui ruota il senso dei decreti legislativi che hanno suscitato proteste in scena in diverse città italiane in questo mese “caldo”. I temi più dibattuti vertono sul maestro unico alle elementari, la riduzione del monte ore di alcune discipline ai licei e degli stessi anni di corso di studi, accorpamento di piccoli plessi, diminuzione dell’organico,…
Dalle scuole primarie ai licei agli atenei, all’appello non manca nessuno. Didattica, pedagogia, metodologia devono fare i conti con il nuovo volto che alla luce della finanziaria s’intende delineare per la scuola italiana. La mobilitazione è generale: insegnanti, studenti, personale Ata, genitori.
Dinanzi al nuovo sorgono molti interrogativi, perciò per evitare conseguenze future preoccupanti legate alle decisioni di oggi, ben venga il patteggiamento tra le parti. Non è possibile barricarsi in posizioni statiche e radicali di “aut-aut”, bisogna mediare se si vuole veramente approdare ad un punto d’incontro.
Il metodo democratico e diplomatico del dialogo (di cruciale importanza storica) è il solo che dialetticamente può evitare che il Paese si spacchi in due . Tra le possibili soluzioni, questa strategia consente di non perdere di vista il cuore del problema: garantire la qualità dell’istruzione, perché da essa dipendono il progresso e il futuro di uno Stato.
Diritto allo studio, meritocrazia, diritto al lavoro, valorizzazione delle competenze, sviluppo di abilità, se non si conciliano come tessere del mosaico sociale, che destino avranno?

                                                              Dott.ssa Maria Antonia Naso


14/12/2008