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LOMBARDIA

Il medico di base in aiuto alla lotta alle patologie da...

MILANO. E’ un fatto: alcune malattie trattate dall’endocrinologo sono oggi una vera e propria emergenza epidemiologica. L’OMS stima che nel 2025 saranno oltre 380 milioni gli individui affetti da diabete, e circa 470 milioni di individui avranno già le alterazioni iniziali del diabete e saranno quindi a elevatissimo rischio di sviluppare la patologia.
Da domani e fino al 22 novembre circa 800 specialisti endocrinologi si riuniranno a Fiera Milano City per il IX° Congresso AME – Associazione Medici Endocrinologi- con l’obiettivo di capire come gestire al meglio il paziente, come migliorarne la qualità della vita e l’accesso alle cure, come coinvolgere nelle attività di prevenzione non solo i pazienti ma gli stessi medici di base e come ottimizzare le performance del servizio sanitario razionalizzandone i costi.
L’occasione sarà di fondamentale importanza per favorire l’aggiornamento sulle conoscenze scientifiche e sulla pratica della diagnosi e del trattamento di numerose patologie oggi estremamente diffuse: da quelle del metabolismo, diabete e sindrome metabolica in primis, al trattamento dell’anoressia; dalle patologie legate ai cambiamenti ormonali e tutte “al femminile” come osteoporosi, diabete gravidico e nodulo tiroideo, fino a malattie rare di competenza dell’Endocrinologo quali l’acromegalia e le basse stature.

Le patologie del metabolismo, in costante e allarmante crescita.
Numerosi studi in campo endocrino-metabolico hanno dimostrato il legame perverso tra diabete mellito di tipo 2, obesità e problematiche cardiovascolari, puntando i riflettori su una nuova frontiera per lo specialista endocrinologo, la “diabesity” o “diabesologia”: obesità e diabete sono infatti le porte d’accesso che conducono alla sindrome metabolica, che a sua volta diventa causa principe di altre importanti patologie, portando all’ospedalizzazione, a degenze più lunghe e maggiori complicanze intraospedaliere. Ed è noto come l’enorme diffusione di patologie metaboliche legate ad eccesso di peso ed obesità rappresenti un costo enorme per la spesa sanitaria: il costo pro capite totale dei cittadini diabetici è pari a circa 3 volte quello dei non diabetici, pari in Italia ad una spesa in media di 2.589 Euro all’anno pro-capite, di cui ben il 49,2 % per ricoveri dovuti alle complicanze. Il diabete , al pari di altre malattie croniche, ha un notevole impatto sullo stile di vita e sulla socialità delle persone colpite, ma se fino a 10-15 anni fa l'allarme riguardava solo persone adulte, oggi il numero di bambini italiani in sovrappeso o obesi tra i 6 e i 9 anni e' di circa 1 ogni 3 e diventa 1 su 4 tra i 10 e i 14 anni, un vero primato negativo in Europa.

Le patologie tiroidee: nuove linee guida condivise.
Anche le patologie tiroidee causate da carenza iodica sono diffusissime: interessano ormai oltre il 30% della popolazione, con una frequenza nettamente maggiore, per motivi ormonali, tra le donne rispetto agli uomini (rapporto di 4 a 1). Nel 95% dei casi, i noduli tiroidei sono benigni e, se non è presente una funzione alterata, possono essere gestiti con assoluta tranquillità, talvolta senza alcun bisogno di trattamento. Ma la diagnosi precoce risulta fondamentale per affrontare un percorso terapeutico e chirurgico in caso si evidenzi la malignità del nodulo. Ecco perché durante questo IX Congresso l’AME presenterà le nuove Linee Guida sulla patologia tiroidea, per la prima volta frutto di una visione d’insieme tra 3 società scientifiche di rilievo internazionale: le linee guida sono state infatti condivise con l’ETA (European Thyroid Association) e con l’AACE (American Association of Clinical Endocrinology).

Le patologie “di genere” di pertinenza dell’endocrinologo: osteoporosi e diabete gravidico fanno i conti con i cambiamenti ormonali. L'osteoporosi colpisce soprattutto le donne: 1 donna su 4 contro 1 uomo su 10. In Italia il 23% delle donne oltre i 40 anni è affetto da osteoporosi, ma il fenomeno più preoccupante è rappresentato dall’osteoporosi post-menopausale: la tendenza all'allungamento della vita media e all'invecchiamento della popolazione, in mancanza di seri interventi di prevenzione, determinerà infatti nei prossimi decenni un significativo aumento dei casi di fratture da osteoporosi che attualmente solo in Europa e USA sono più di 2.3 milioni all’anno.
Invece il diabete gestazionale, sempre a causa di un legame fatale tra fattori di rischio (obesità, familiarità, ipertensone, dislipidemie) e i cambiamenti ormonali indotti dalla gravidanza, può trasformarsi in diabete tipo 2 a 5-10 anni dal parto nel 50% dei casi: una condizione da monitorare quindi non solo durante la gravidanza per evitare problemi al nascituro e complicanze durante il parto, ma che nella metà dei casi cronicizza in una vera e propria patologia.

Nata appena dieci anni fa, l’AME Associazione Medici Endocrinologi conta oggi ben 1.400 iscritti. L’importanza assunta dalle competenze dello specialista endocrinologo va di pari passo con l’aumento esponenziale del numero dei pazienti che soffrono di patologie endocrino-metaboliche ma deriva anche dalla volontà di riunire in una specialità “d’insieme”, l’endocrinologia, l’osservazione di patologie multi-organo e multi-fattoriali quali ad es. la sindrome metabolica.
Oggi in Italia operano circa 2.000 endocrinologi, a fronte di 7 milioni di pazienti solo per quel che riguarda la patologia diabetica e l’enorme diffusione di alcune patologie porta gli specialisti dell’AME ad un grido d’allarme: “il numero di Endocrinologi in Italia non è sufficiente per far fronte ad una quantità di pazienti così elevata”, conferma il dottor Renato Cozzi, del Comitato scientifico AME. Ecco perché durante il congresso un incontro faccia a faccia tra specialisti Endocrinologi, associazioni dei pazienti e Medici di Medicina Generale, cercherà di creare le basi per un modello di “gestione integrata” del paziente con patologie endocrine, il quale, una volta visitato dall’Endocrinologo, possa poi avere nel proprio medico di base un punto fermo per terapie e controlli, in modo da migliorare la compliance e l’efficacia del percorso terapeutico.

Oggi infatti solo una minima parte dei pazienti che si rivolgono al MMG per sintomi riconducibili a patologie di pertinenza dell’Endocrinologo vengono indirizzati allo specialista quando ancora le patologie non sono conclamate: ad esempio, risulta che solo
La metà dei pazienti in cura per problemi cardiovascolari sa di essere diabetico, come evidenziato da uno studio condotto nel 2004 su oltre 8.000 pazienti con problemi cardiovascolari. E, grazie ai progressi compiuti in campo ecografico, sappiamo anche che 1 paziente su 2 è di fatto un paziente asintomatico e preclinico per quanto riguarda le patologie della tiroide, un numero davvero troppo alto.
Le patologie endocrino-metaboliche – il diabete, il nodulo tiroideo, l’osteoporosi e tutte le altre- sono infatti patologie “silenti”, e per lo più il percorso diagnostico che dal MMG conduce il paziente all’endocrinologo è tortuoso e lungo, e non prevede un’attività di diagnosi precoce e di prevenzione dei sintomi “spia”.
Ma solo una “visione d’insieme” di certi sintomi –che rappresentano di per sè “la punta dell’iceberg”- e quindi una gestione integrata del paziente tra Medico di base, Endocrinologo e specialisti di discipline contigue può consentire una diagnosi accurata.
“Quando il medico di famiglia è competente sugli screening di primo livello da prescrivere al proprio assistito – spiega il dottor Piernicola Garofalo presidente dell’AME - si risparmia tempo e si evitano esami inutili, con conseguente diminuzione dei costi per visite specialistiche ed esami strumentali, miglioramento in termini di tempestività ed efficacia dell’intervento sanitario nonché riduzione dell’ansia “da attesa” che tanto pesa per il paziente e la sua famiglia”.
In prima analisi basta infatti un semplice esame del sangue che controlli glicemia e assetto lipidico per capire se sia il caso di ricorrere allo specialista Endocrinologo o di fare ulteriori accertamenti.
Ed è anche fondamentale che il paziente, una volta visitato dagli specialisti, possa attuare un percorso di prevenzione e/o di terapia insieme con il proprio medico di base, che fissi dei follow-up periodici per monitorare lo stato di salute del proprio assistito. E che vengano attivati sul territorio e nei presidi ospedalieri centri con presa in carico “globale” del paziente, affinché tali centri possano diventare modello d’eccellenza non solo per la diagnosi e la terapia ma anche per gestire l’informazione sulle buone pratiche di “health management” che dall’equipe di specialisti vada a incidere sul MMG e sul paziente.

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Postato da Agipa su AgipaPress

19/11/2009