SEXTING, UNO DEI TANTI PERICOLI DEL WEB


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Sono tantissime le foto che condividiamo sugli smartphone. Ci sono applicazioni che permettono di condividere un’immagine anche per pochi secondi ma aggirare questo meccanismo è sempre più facile. Il contenuto della foto è secondario, a prevalere è l’impulso del momento. Con molta facilità ragazzi, a volte bambini, e adulti, scambiano foto di nudo o sessualmente esplicite. Una foto inviata non è più sottoposta al nostro controllo e può essere condivisa da terze persone. Nella maggior parte degli Stati, scambiare foto di nudo con i minorenni è considerato reato a prescindere dal consenso prestato e si può incorrere nel reato di divulgazione di materiale pedopornografico. Una pratica che nel caso degli adolescenti espone a rischi ancora prima di scoprire la sessualità. Gli adolescenti che caricano online immagini di nudo hanno molte più probabilità di essere adescati da adulti, adulti che, inconsciamente, giustificheranno la personale condotta proprio con quelle immagini che, invece, potrebbero essere state dettate solo dall’esibizionismo. Il grooming (l’adescamento on line) diventa anche il primo step alla microprostituzione: l’invio di immagini erotiche in cambio di ricariche, bonifici e regali. Un sext può mettere a rischio anche le persone adulte. Un semplice gioco o scherzo può diventare un ricatto per estorcere denaro a una persona sposata. Non sono pochi i casi di revenge porn, ovvero la condivisione e diffusione di immagini e video girati assieme all’ex partner senza che quest’ultimo abbia prestato il consenso. Le conseguenze di azioni di questo tipo possono essere irreversibili, soprattutto se il soggetto coinvolto è una persona fragile.  Una sentenza del 2010 della Cassazione (sez. VI sent. n. 32404/2010) ha stabilito che l’invio reiterato di messaggi a sfondo sessuale e la loro divulgazione rientra nel reato degli atti persecutori (stalking).



26/02/2019