TRASPARENZA DELL’ETICHETTA, RICHIESTA DAI CONSUMATORI SEMPRE IN PIÙ SETTORI


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Nel 2013 in Bangladesh il crollo di una fabbrica tessile, la Rana Plaza, uccise più di mille persone. Persone che lavoravano in pessime condizioni, con stipendi miseri, per conto di grandi marchi tra cui la Benetton. Una tragedia che si sarebbe potuta evitare se ci fosse stata più trasparenza da parte delle grandi aziende. Non tutti infatti siamo disposti a foraggiare chi incentiva pratiche e politiche scorrette e non tiene conto dei diritti umani. A dimostrarlo è un sondaggio dal cui risultato emerge che circa l’80% degli intervistati ritengono, come consumatori, che le aziende debbano fornire indicazioni circa le misure adottate. Non solo quindi trasparenza sulle materie prime utilizzate, ma oltre all’indicazione delle varie percentuali nei tessuti, ci vuole trasparenza anche sulle misure adottate per contenere l’inquinamento e sulle condizioni di lavoro di chi quei tessuti li produce. Molti marchi di lusso utilizzano la viscosa una fibra vegetale che viene sottoposta ad alcuni processi chimici inquinanti a forte impatto ambientale. Migliaia di consumatori dell’UE hanno lanciato una petizione per chiedere al settore tessile produzione di viscosa “pulita”. Sono sempre di più i consumatori italiani che, prima di acquistare un capo d’abbigliamento, vogliono essere a conoscenza delle condizioni di lavoro di chi lavora in quell’azienda e di quanto quell’azienda rispetti l’ambiente con la produzione dei propri prodotti. Non è solo l’industria alimentare a dover garantire la trasparenza verso i consumatori!



21/01/2019