QUANDO LA TRASPARENZA Č ‘OSCURA’


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Secondo le ultime statistiche, è a rischio "fake" nel carrello della spesa 1 prodotto alimentare su 4 che non riporta obbligatoriamente l'origine in etichetta, dai salumi alle marmellate, dai ragù ai sottoli, dal succo di frutta al pane fino al latte in polvere per bambini. Molte volte, infatti, se ci dovessimo soffermare ad esempio su un prodotto con il marchio ‘made in Italy’, quest‘ultimo dovrebbe indicare l’origine geografica dove è stato prodotto, il tipo di allevamento, e il consorzio di appartenenza. Non molti sanno infatti che 2 prosciutti su 3 venduti oggi in Italia provengono da maiali allevati all'estero senza che questo venga evidenziato chiaramente in etichetta così come avviene anche per il fiume di 200 milioni di litri di succhi di frutta, con quest’ultimi provenienti da zone straniere non indicate correttamente in etichettatura. L’italia è conosciuta in tutto il mondo per la buona cucina ed anche per i ricchi prodotti che la terra tricolore offre, dalle eccellenti arance alla pasta, dalle carni ai latticini, per questo motivo le ‘truffe alimentari’ effettuate dai paesi stranieri, portano il marchio italiano. L’indicazione di origine è importante perchè permette di contrastare quelle imitazioni che ogni anno sottraggono 60 miliardi di euro all’economia dell’Italia, consente di prevenire le falsificazioni e le pratiche commerciali sleali che danneggiano la nostra economia, rafforza la lotta alle agromafie e la difesa contro le grandi multinazionali del cibo che hanno interesse ad occultare l’origine delle materie prime. L’obiettivo è dare la possibilità a livello europeo di estendere l’obbligo di indicare l’origine in etichetta a tutti gli alimenti dopo che l’Italia, affiancata anche da Francia, Portogallo, Grecia, Finlandia, Lituania e Romania, ha già adottato decreti nazionali per disciplinarlo in alcuni prodotti come latte e derivati, grano nella pasta e riso.  



18/01/2019