DALLíEUROPA: CHI VENDE SUL WEB NON » UN PROFESSIONISTA


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La fattispecie all’attenzione della Corte di Giustizia trae origine dal caso di un consumatore bulgaro che aveva acquistato un orologio d’occasione su una piattaforma di vendita online.

Dopo aver constatato che l’orologio non presentava le caratteristiche indicate nell’annuncio di vendita, il consumatore ha espresso al venditore la propria volontà di recedere dal contratto.

Come si legge nel comunicato stampa della Corte, la venditrice, aveva rifiutato di riprendere il bene dietro rimborso del prezzo, costringendo così il consumatore a presentare una denuncia presso la Commissione bulgara per la tutela dei consumatori.

Con la sua sentenza nella causa C-105/17, i giudici di Lussemburgo hanno dichiarato, anzitutto, che, per poter essere qualificato come «professionista», ai sensi della direttiva, è necessario che la persona interessata agisca “nel quadro della sua attività commerciale, industriale, artigianale o professionale”, oppure in nome o per conto di un professionista.

Si precisa, poi, che il senso e la portata della nozione di “professionista” devono essere determinati rispetto alla nozione di “consumatore”, la quale designa ogni privato non impegnato in attività commerciali o professionali.

Come rilevato dalla Corte, spetta al giudice nazionale stabilire, caso per caso, sulla base di tutti gli elementi di fatto di cui dispone, se una persona fisica abbia agito nel quadro della sua attività commerciale, industriale, artigianale o professionale, verificando, in particolare, se la vendita sia stata effettuata in modo organizzato, se essa abbia carattere di regolarità o fini di lucro, se l’offerta sia concentrata su un numero limitato di prodotti, nonché esaminare lo status giuridico e le competenze tecniche del venditore.

Inoltre, per ritenere che l’attività in questione costituisca una “pratica commerciale”, il giudice nazionale deve verificare che tale attività, da un lato, provenga da un “professionista” e, dall’altro, consista in un’azione, omissione, condotta o dichiarazione, comunicazione commerciale “direttamente connessa alla promozione, vendita o fornitura di un prodotto ai consumatori”.

Alla luce di tali considerazioni, la Corte conclude che una persona fisica, che pubblica su un sito internet, contemporaneamente, un certo numero di annunci per la vendita di beni nuovi e d’occasione, deve essere qualificata come “professionista” e una siffatta attività costituirebbe una “pratica commerciale” soltanto qualora tale persona agisca nel quadro della sua attività commerciale, industriale, artigianale o professionale; in caso contrario il venditore non è qualificabile come professionista e l’acquirente come consumatore, non sussistendo il rapporto asimmetrico tra le parti.



27/11/2018