L’ITALIA FARÀ LA SUA PARTE, LA GERMANIA PIUTTOSTO PENSI A METTERE UN PUNTO AL CASO VOLKSWAGEN


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COMUNICATO STAMPA

Roma, 16 gennaio 2017 – “Ritengo alquanto provocatorie le accuse provenienti dalla Germania in merito ai presunti casi di installazione di dispositivi illegali su autovetture Fiat-Chrysler, soprattutto perché ancora attendiamo un dato definitivo da parte di Volkswagen a fronte del richiamo delle auto e dei controlli effettuati, - il Presidente Nazionale dell’Unione per la difesa dei consumatori, Denis Nesci, interviene in merito al caso Fca - prima di alzare un polverone in Europa senza tra l’altro avere prove certe penso sia opportuno chiudere una parentesi aperta da più di un anno, l’Italia farà sicuramente la sua parte per dare in tempi brevi risposte ai cittadini per le accuse mosse, – continua Nesci - da parte nostra abbiamo provveduto ad inviare una richiesta di chiarimenti a Fca e ai Ministeri competenti affinché possano far luce sulla vicenda”.

L’U.Di.Con interviene a fronte delle dichiarazioni rilasciate dalla Germania in merito alle presunte installazioni dei dispositivi di spegnimento illegali montati su oltre 100mila veicoli, in particolare“Dodge RAM 1500” e “Jeep Grand Cherokee”, entrambi equipaggiati con motori diesel di 3.000 cc di cubatura e venduti per lo più negli USA, tale ipotesi potrebbe coinvolgere altri modelli commercializzati in tutta Europa.

L’associazione pertanto ha inviato una lettera a FCA Italy SpA, al Ministero dei Trasporti e dell’Ambiente per attivarsi e collaborare affinché possano essere forniti dati più dettagliati sui controlli, così da fugare ogni perplessità in merito ai modelli coinvolti, alla luce delle preoccupazioni e dubbi sorti da parte degli stessi consumatori.

 

Auspichiamo che venga convocato nei prossimi giorni un tavolo tecnico con tutte le associazioni dei consumatori per fare chiarezza sul caso, naturalmente con i risultati alla mano – conclude il Presidente Nesci – non dobbiamo assolutamente rischiare di protrarre una situazione che richiede una risposta immediata, alla luce delle ripercussioni che potrebbe avere anche al di fuori dei confini europei”.



16/01/2017