WHATSAPP E NON SOLO NEL MIRINO DELLí AGCOM


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Le applicazioni di chat come Whatsapp o Telegram, che fruiscono delle reti Internet gratuitamente a discapito delle società delle telecomunicazioni che le hanno realizzate, presto potrebbero perdere questo beneficio. L’Agcom ha, infatti, avviato un’indagine che cambierà le carte in tavola per tutte le applicazioni di comunicazione, le quali senza pagare viaggiano su reti mobili, fisse e satellitari e utilizzano i numeri di telefono dei clienti delle tlc.

Attraverso questa indagine Agcom richiede che Telegram, Messenger, Viber e Whatsapp paghino un’imposta per l’uso della rete telefonica. Il Garante per le comunicazioni ha proposto che nel momento del passaggio sulle reti, gli sviluppatori delle app paghino una tassa equa e commisurata alle società delle telecomunicazioni, cosicché queste ultime non eccedano troppo con una richiesta di compenso.

Un’altra soluzione potrebbe essere quella di creare un filo diretto con il credito telefonico dei clienti, una mossa azzardata che dovrà essere valutata a lungo. Dopotutto queste App sono tutt’altro che gratuite e la loro strategia di mercato si basa sull’osservazione dei gusti dell’utente e quindi sulla loro profilazione. I dati raccolti sono poi venduti ad altre aziende, dato che le app non sono sottoposte alla nostra legge sulla privacy. Per garantire una maggiore sicurezza e riservatezza le app dovrebbero munirsi di un “titolo abilitativo” in Italia, in tal modo sarebbero sottoposte alla legislazione vigente sulla riservatezza. Inoltre sarebbe opportuno creare un apposito call center per risolvere i problemi dei clienti, permettendo anche di effettuare le chiamate gratuite per i numeri d’emergenza.



30/06/2016