ALIMENTAZIONE: ATTENZIONE AL “GLIFOSATO”


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Glifosato: composto chimico ampiamente utilizzato in agricoltura come diserbante.  L’Agenzia per la Ricerca sul Cancro ha dichiarato come potenzialmente cancerogena per l’uomo tale sostanza.

Dai risultati di  alcune ricerche, infatti, emerge una correlazione epidemiologica tra l’aumento d’insorgenza di alcune tipologie di tumore con l’impiego del glifosato. 

Appare inevitabile, considerato che il glifosato  è utilizzato come diserbante nelle coltivazioni, che i residui di tale composto vengano in parte ingeriti dall’uomo ogni volta che si consuma un prodotto agricolo o derivato dalla trasformazione agroalimentare. Inoltre, secondo i documenti  diffusi dalle Autorità competenti,  non dovrebbe essere consentito l’uso di questa tipologia di diserbante in parchi, giardini e parchi con giochi per bambini al proprio interno o comunque nelle loro vicinanze, in quanto anche l’inalazione della sostanza è stata riconosciuta altamente pericolosa.

Di recente, in merito all’utilizzo dei pesticidi, sono nate numerose discussioni, in particolar modo il Parlamento Europeo ha a lungo esaminato la mozione che, se approvata, costringerebbe a non rinnovare  l’autorizzazione a proseguire nell’impiego di questo diserbante in agricoltura. A oggi il Parlamento Europeo è diviso e non ha approvato l’autorizzazione a non proseguire con l’impiego dell’erbicida, ma ha limitato l’estensione del permesso all’utilizzo del prodotto a 7 anni invece che a 15.

L’Unione Europea, ad ogni modo, continua a indagare alla ricerca della realtà dei fatti, dato che non appare chiara la posizione dell’EFSA (European Food Safety Autority) ovvero l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare, essa, infatti, ha richiesto che il glifosato non fosse riconosciuto come sostanza potenzialmente cancerogena, come invece dichiarato dall’Agenzia per la Ricerca sul Cancro che aveva diffuso le ricerche scientifiche come prova del danno provocato all’uomo.

L’U.Di.Con. alla luce della pericolosità di tale sostanza, si impegna a monitorare la vicenda, informando i consumatori sui prossimi sviluppi perché,  se è vero che “noi siamo ciò che mangiamo” e che le sostanze nutritive introdotte nel nostro corpo influenzano tutti i processi del nostro organismo, non vorremmo correre il rischio di svegliarci un giorno e scoprire di essere stati imbottiti di veleno.



15/04/2016