IMU, E SE FOSSE INCOSTITUZIONALE?


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Nei primi giorni del nuovo anno è stata diffusa l'Analisi del Rapporto Ue 2012: essa ha evidenziato che, per essere più equa ed avere un effetto redistributivo, l’Imu va modificata in senso più progressivo. Il rapporto Ue ricorda che l'Imu è stata introdotta nel 2012 in seguito a raccomandazioni sulla riduzione di un trattamento fiscale favorevole per le abitazioni e che è basata sull'effetto distorsivo relativamente basso delle tasse sulla proprietà e il basso tasso di evasione. L’Unione Europea precisa, inoltre, che l’Imu include alcuni aspetti di equità ed aggiunge, anche, che altri aspetti potrebbero essere ulteriormente migliorati in modo da aumentarne la progressività.
Trattasi, con tutta evidenza, di una vera e propria patrimoniale permanente con la conseguenza che i valori fiscali sono cresciuti, mentre i valori reali delle abitazioni, soprattutto a causa della recessione economica, sono crollati. 
Un conto è una patrimoniale moderata come era la vecchia Ici che escludeva la prima casa e che aveva valori bassi, un conto è trasformare la vecchia Ici in un'imposta patrimoniale fortissima.
Le conseguenze sui ceti meno abbienti sono gravissime: se uno ha i soldi per pagare l'Imu se la cava, altrimenti, si è costretti a vendere la propria casa, sovente acquistata e mantenuta con i sacrifici di una vita intera, per pagare le imposte.
L'impostazione attuale dell'Imu è quindi assolutamente iniqua poiché colpisce le famiglie indiscriminatamente ed ha contribuito alla caduta del settore immobiliare.
Come sostiene l’Ue è pertanto necessario ripensare il tributo in senso progressivo, aggiornando più equamente le rendite catastali in modo che tengano conto del reale valore di mercato degli immobili, e rimodulare il prelievo in modo che non penalizzi l'investimento in abitazioni.
Nell’attuale formulazione, infatti, l'Imu ha prodotto conseguenze drammatiche: gli aumenti indiscriminati su tutto il territorio nazionale, sia delle rendite catastali sia delle aliquote, hanno di fatto impoverito le famiglie italiane, condizionato il crollo delle compravendite di abitazioni e penalizzato il mercato delle locazioni, aggravando ulteriormente la crisi del settore e dell'economia in generale.
Ciò posto, l’Imu è in odore di incostituzionalità, dopo le modifiche apportate dal Governo Monti, poiché non è un'imposta sulla proprietà ma contro la proprietà.
Il cittadino che intende tutelarsi e far emergere l’incostituzionalità della tassa, deve seguire un iter composto di quattro fasi:
1 - Istanza di rimborso;
2 - Ricorso alla Commissione Tributaria Provinciale;
3 - Remissione degli atti alla Corte Costituzionale;
4 - Giudizio della Corte Costituzionale;

Fase 1 - Si può presentare al Comune un’istanza di rimborso dell'Imu pagata, corredata delle ricevute di pagamento. L'azione anche di un singolo contribuente, meglio se assistito dalle Associazioni di tutela dei Consumatori, ovvero un'azione di classe collettiva (c.d. class action), può essere sviluppata attraverso una serie di “ricorsi pilota”  per innescare un meccanismo di cui tutti si potranno comunque giovare.

Fase 2 - Decorsi 90 giorni dalla proposizione della istanza di rimborso, ed in caso di mancata risposta da parte del Comune, è possibile proporre ricorso alla Commissione Tributaria Provinciale competente, evidenziando le ragioni di incostituzionalità dell'IMU e chiedendo la remissione degli atti alla Corte Costituzionale. 

Fase 3 - È sufficiente che anche una sola delle Sezioni delle numerosissime Commissioni Tributarie italiane - verificata la fondatezza e la rilevanza della questione di costituzionalità proposta - rimetta gli atti alla Corte Costituzionale, perché questa sia tenuta ad esaminarla ed a pronunciarsi.
In caso di sentenza che dichiari l'incostituzionalità totale o parziale dell'IMU, tutti i contribuenti interessati - se non lo hanno già fatto - potranno chiedere e ottenere il rimborso di quanto ingiustamente pagato.

Fase 4 - I vizi costituzionali del'IMU hanno origine e derivazione dalla scelta di sviluppo della sua base imponibile, identificata in valori immobiliari che sono stati rivalutati di colpo e di imperio, in forma lineare, senza alcun collegamento con i valori economici reali sottostanti ed in più senza flessibilità nella previsione di criteri correttivi successivi.

A questo proposito è intervenuto il Segretario Nazionale dell’U.Di.Con., Giovanni Battista Mariani, che dichiara: “Vengono messe in circolazione informazioni sbagliate relativamente ad un eventuale richiesta di rimborso IMU. Presentare al proprio Comune tale richiesta è assolutamente falso e deleterio dell’intelligenza dei cittadini che credono di fare una buona azione e invece è l’esatto opposto, come abbiamo evidenziato nell’articolo del legale del Centro Studi, Dott. Gerardo Marcantoni, questo non è possibile in alcun modo. L’unica cosa da fare è proporre una class action, cioè una raccolta di firme, per proporre successivamente un’interrogazione parlamentare o una azione giudiziaria di incostituzionalità. L’U.Di.Con. vuole fare proprio questo, una petizione che raccolga il consenso di tutti e faccia sentire la propria voce con i canali giusti e giudiziari. Quindi, anche se l’IMU fosse un’imposta incostituzionale non è, ne una associazione dei consumatori , ne il garante del contribuente alla regione a poter decidere se pagare o meno. Non illudiamoci, per cui combattiamo e sollecitiamo una raccolta di firme per poter proporre l’incostituzionalità dell’Imu”. 


28/01/2013