LAZIO: 30 COMUNI SENZA ACQUA POTABILE


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In molte zone del Lazio non c’è più l’acqua, quella potabile perlomeno. O meglio c’è ma non si può bere. Dopo che le numerose deroghe, concesse tra il 2010 e il 2012, sono scadute per il superamento dei limiti di arsenico e fluoruro ammissibili nelle acque destinate all’uso umano, alcuni sindaci dei Comuni hanno dovuto trovare un modo per dissetare i lori concittadini. 

Il Reparto di tossicologia alimentare e veterinaria del Dipartimento di sanità pubblica dell’ISS (Istituto Superiore di Sanità) ha scoperto, grazie al biomonitoraggio di 269 volontari, tutti nelle zone con acqua ad alto contenuto di arsenico, come la sostanza si accumulasse nel corpo, determinante per stimare il pericolo della propria salute. Infatti, è stato riscontrato che la concentrazione dell’arsenico presente nelle unghie della popolazione monitorata raggiunge picchi molto superiori alla norma. “Nelle aree oggetto di studio, la concentrazione media e mediana di arsenico nelle unghie è risultata pari rispettivamente a 252 ng/g e 188 ng/g (valori di riferimento: 88 ng/g e 83 ng/g, ndr), con un valore massimo di 5107 ng/g. Per oltre la metà dei soggetti, l’esposizione a lungo termine stimata è risultata superiore a quella massima misurata per la popolazione di controllo”, si legge nello studio. 

Le ordinanze di divieto di consumo sono ormai elevate, ben 32, con ampie zone del Lazio, tra città e quartieri costrette a rimanere senza acqua potabile. Nella provincia di Viterbo c’è la più alta concentrazione di veti, nessuna in quella di Latina mentre intorno a Roma sono sette i Comuni interessati. 

Tantissimi i disagi per la popolazione, dove decine e decine di migliaia di persone, sono costrette non solo a non  bere l’acqua ma anche alla cottura, alla reidratazione e ricostituzione di alimenti, alla preparazione di cibi e bevande, all’igiene personale quando comporta ingestione anche limitata di acqua (o in caso di patologie cutanee. Il divieto, inoltre, interessa anche le imprese alimentari. Impensabile.

Più di un terzo dei Comuni, elencati qui di seguito, non ha potuto o non è riuscito a risolvere il problema, visto che un anno fa le deroghe ai limiti imposti dall’UE erano novanta circa. 

Nella provincia di Roma, i Comuni che hanno dovuto accettare ordinanze di divieto all’uso dell’acqua dei rubinetti in almeno una parte dei loro territori sono Velletri (per circa 3 mila cittadini), Lanuvio (2 mila), Civitavecchia, Ardea, Canale Monterano, Mazzano Romano e Anguillara Sabazia.

Ma l'area maggiormente interessata, come accennato pocanzi, è quella della Tuscia: 25 ordinanze di divieto a Civita Castellana, Bagnoregio, Blera, Bolsena, Canino, Capodimonte, Capranica, Caprarola, Carbognano, Civitella D'Agliano, Fabrica di Roma, Grotte di Castro, Ischia di Castro, Lubriano, Marta, Montalto di Castro, Monte Romano, Piansano, Ronciglione, Villa San Giovanni in Tuscia, Vetralla, Tuscania, Tessennano e Tarquinia. 



07/01/2013