L’Europa è alle prese con la terza ondata di calore dell’estate 2026 e anche il mondo della cultura si sta adattando a temperature sempre più estreme. Se da un lato molti musei stanno diventando veri e propri rifugi climatici, offrendo spazi freschi e sicuri ai cittadini, dall’altro numerose istituzioni sono costrette a ridurre gli orari o a limitare gli ingressi perché gli edifici storici non sono progettati per affrontare il nuovo clima.

Musei come rifugi climatici

A Torino, la Fondazione Torino Musei ha deciso di aprire gratuitamente la GAM e Palazzo Madama per tutto il mese di luglio come “rifugi climatici”. L’iniziativa consente ai cittadini di trovare sollievo dal caldo in ambienti climatizzati, trasformando i musei in luoghi di benessere oltre che di cultura. Una strategia simile si sta diffondendo anche in Francia. Città come Bordeaux, Nantes, Lione e Strasburgo hanno esteso gli orari di apertura o reso gratuito l’accesso ai musei durante le giornate più torride. Gli osservatori locali parlano ormai di vere e proprie “isole di frescura”, spazi pubblici pensati per proteggere la popolazione più vulnerabile dagli effetti delle alte temperature.

Chiusure e limitazioni in UE

Non tutte le istituzioni, però, riescono a far fronte all’emergenza. Il Louvre ha anticipato di due ore la chiusura quotidiana, riconoscendo di non essere ancora “sufficientemente adattato al cambiamento climatico”. Anche nel Regno Unito le temperature eccezionali hanno messo in difficoltà alcuni dei musei più importanti del Paese, con chiusure che hanno coinvolto il British Museum e il Victoria & Albert Museum. In Italia il problema riguarda anche la gestione dei flussi di visitatori. Gli Uffizi, a Firenze, hanno introdotto nel mese di giugno ingressi contingentati per garantire condizioni più sicure sia al pubblico sia alle opere d’arte. La tutela del patrimonio culturale diventa infatti sempre più complessa quando le temperature raggiungono livelli eccezionali.

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