La fiducia dei consumatori cresce all’allontanarsi dal momento 0 segnato nel giorno del lockdown nazionale. In maniera direttamente proporzionale cresce la voglia di ridurre i contatti tra personale e clienti. C’è grande voglia di self-service, nonostante le canoniche lacune che un assistente robot non potrà colmare mai completamente. Ecco che negli store fisici compaiono device interattivi touchless con supporto di comandi vocali, ispirando il sogno dell’healthy store.
Il 60% degli italiani è tornata sicura nel pensare di frequentare un negozio fisico. Questa percentuale tiene conto anche degli over 55, quelli che con buona probabilità si sentivano più a rischio nei mesi passati. Nell’ultimo Global State of the Consumer Tracker è risultato evidente come ci sia un ritorno allo store fisico al posto dello store digitale.
Ciò che non cede il passo è la questione dell’italianità dei prodotti, addirittura in aumento rispetto ai mesi precedenti. Da aprile il 40% degli italiani ha fatto sapere di preferire prodotti italiani e locali anche a fronte di una spesa maggiore. Questa percentuale è aumentata del 5% dal mese di luglio ed abbraccia ogni target d’età.
Nonostante la crisi economica il valore del prodotto nostrano ha tenuto sempre l’asticella molto alta, garantendo una qualità riconosciuta e indiscussa. Oltre l’italianità ha tenuto banco l’aspetto local dei prodotti. Questo per l’estremo valore che hanno in questo periodo storico l’aspetto della sostenibilità del prodotto ed i meccanismi di filiera.
Ognuna di queste notizie ci riporta all’argomento principale, l’healthy store. In un’ottica di economia circolare e di alta sostenibilità, questo concetto sposa perfettamente il pensiero degli italiani. Uno store fisico ha bisogno di sostenibilità economica oltre che ambientale tanto quanto gli store digitali. Provate voi allora a rispondere alla nostra domanda: customer service? Si, no, forse.