Il Covid non solo sta mettendo in ginocchio numerosi imprenditori, esercenti, e commercianti, ma anche il nostro ecosistema.

Per molti anni, in tutto il mondo si è cercato di contrastare il fenomeno della plastica, ottenendo anche discreti successi. Basti pensare, infatti, che la percentuale di scelta di acquisto dei prodotti con imballaggi di plastica all’interno dei supermercati da parte del consumatore, era scesa attorno al 40% nel 2019, andando così a privilegiare prodotti come verdura e frutta fresca, quindi privi di imballaggi in plastica.

Purtroppo, le norme da rispettare in questo periodo, ci impongono l’utilizzo quasi forsennato della plastica, come i guanti da utilizzare soprattutto se si entra nei supermercati o nei mezzi pubblici, tutelando così sia noi stessi che gli altri, andando a diminuire le probabilità di contrarre il virus anche dalle superfici che in maniera inconsapevole, vengono toccate da tutti.

Secondo recenti studi, è emerso che oltre il 60% dei consumatori, nel 2020, predilige prodotti preconfezionati, poiché ritenuti più sicuri da eventuali contaminazioni, rispetto a prodotti in bella vista, senza alcuna protezione attorno. Basti pensare infatti che, durante i mesi di lockdown, nella prima emergenza da Covid-19, in nove mesi i salumi in vaschetta hanno registrato un incremento del 13,9%, le carni confezionate del 14% e i formaggi del 12,5%, incentivando così le aziende a produrre sempre più plastica per il contenimento degli alimenti.

La pandemia derivante dal Covid è una durissima battaglia, che vinceremo nel corso degli anni, ma non bisogna dimenticare le altre battaglie che si stanno combattendo da tempo, come ad esempio il fenomeno della eccessiva produzione ed eccessivo consumo della plastica.