Il fenomeno dello spreco alimentare ha da sempre caratterizzato una buona fetta di popolazione, basti pensare come ogni anno buttiamo nella spazzatura ben 3,9 miliardi di tonnellate di cibo prodotti nel mondo, ovvero 4 volte la quantità necessaria a sfamare 795 milioni di persone denutrite. L’impatto negativo dello spreco alimentare non si limita solo al lato sociale, ma soprattutto anche a quello economico ed ambientale. In Italia ad esempio, secondo recenti studi è emerso come 36 chili di cibo a testa perduti ogni anno lungo tutta la catena di produzione, distribuzione e consumo, ci costano complessivamente circa l’1% del Pil nazionale, con una stima che oscilla tra i 12 e il 16 miliardi di euro. Ma quali potrebbero essere le soluzioni per contrastare il fenomeno dello spreco alimentare? Gli esperti consigliano principalmente alcune buone abitudini. Il primo è quello del riutilizzo, ovvero un determinato cibo che è stato cucinato magari la sera prima, si potrà riutilizzare anche il giorno seguente, oppure gli avanzi della cucina, si possono tranquillamente riutilizzare per creare piatti semplici e gustosi. Un altro punto fondamentale è quello della corretta lettura dell’etichetta, infatti è emerso come 4 persone su 5 interpretano male determinate diciture degli alimenti, ad esempio nella dicitura “consumare preferibilmente entro” non significa che dopo la data indicata il prodotto non sarà più commestibile. Spesso infatti alcuni alimenti possono essere consumati anche dopo la data di scadenza senza alcun rischio per la salute e senza che il gusto ne risenta, andando così a risparmiare e tutelare l’alimento, senza essere gettato inutilmente.
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