Roma, 03/12/2018 – “In occasione della giornata internazionale dei diritti delle persone disabili mi sembrava doveroso fare un punto su quale fosse la situazione in Italia – scrive in una nota il Presidente Nazionale U.Di.Con. Denis Nesci – oltre ad essere un’associazione che tutela i consumatori, siamo un’associazione di promozione sociale e ci occupiamo spesso delle problematiche che questa società impone più o meno involontariamente, ai disabili. Manca l’informazione, oltre a mancare l’educazione in alcuni casi, e proprio da questi punti stiamo partendo per provare a cambiare alcune idee sbagliate che rischiano di lasciarci sempre agli ultimi posti per sostengo ai disabili. Risulta evidente, come debba essere garantita, in una società come la nostra, l’inclusione di persone che vivono in situazioni critiche e che vengono in maniera fin troppo naturale emarginate. Bisogna cambiare questa tendenza e far sì che il concetto di uguaglianza non sia solo un monito in giornate come quella di oggi”.

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La giornata internazionale dei diritti delle persone disabili è uno di quei momenti in cui le Nazioni si stringono improvvisamente intorno al tema della disabilità, dimenticandosene, però, il giorno dopo. C’è tanto lavoro da fare, soprattutto in Italia, dove rispetto ad altri paesi, si è rimasti troppo indietro.

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“Dobbiamo ripartire dai piccoli gesti, come il fare attenzione a come e dove si parcheggia una macchina o uno scooter, spesso siamo così distratti da non accorgerci che potremmo rappresentare un ostacolo in più nel percorso di una persona che è costretta a stare su una carrozzina – continua Nesci – abbiamo cercato di avviare un’attività di sensibilizzazione in questo senso con alcuni progetti in passato, come No problem, dove abbiamo acceso la luce sul tema delle barriere architettoniche. Oggi siamo attivi con un altro progetto, dal titolo Quello che le Persone non dicono – un’inclusione possibile” dove daremo modo, tra le altre attività, ai bambini disabili di avere un’alternativa dopo il tempo scolastico, dove svagarsi, divertirsi e continuare ad imparare. In Italia – conclude Nesci – mancano, oltre le strutture, anche la volontà da parte di tutti gli stakeholder a fare qualcosa di concreto, basterebbero dei corsi, delle attività pomeridiane, anche solo per far capire l’importanza di una tematica poco affrontata e per questo, troppo spesso, lasciata in un angolo”.

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