FORTNITE, U.DI.CON.: “BISOGNA VIETARLO AI MINORI DI 16 ANNI”


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Roma, 31/01/2019 – “Abbiamo ritenuto necessario intervenire su quello che è un fenomeno dilagante per molti ragazzi e non solo – scrive in una nota il Presidente Nazionale U.Di.Con. Denis Nesci – il videogioco Fortnite, che vanta milioni di iscritti, è stato vietato ai ragazzi che non hanno compiuto i sedici anni d’età. Noi crediamo che debba essere fatto un controllo ulteriore, vista la violenza che in ogni caso il gioco mostra ai piccoli utenti che in questo momento ne possono fruire. Non solo, le tante possibilità di acquistare prodotti che donano maggiore forza o lustro al proprio personaggio, inducono i ragazzi ad un fattore adrenalinico molto vicino a quello portato dalla ludopatia e non vogliamo certo battere altri record negativi in futuro in questo senso”.

Il fenomeno dell’ultimo anno è sicuramente il videogioco Fortnite, che con i suoi colori, i suoi suoni e le sue luci ha conquistato milioni di utenti. Ma è davvero possibile consentire ad un ragazzo di 12 anni di vedere i contenuti di questo videogioco?

È quanto mai necessario vietare questo gioco ai ragazzi che non hanno compiuto il loro diciottesimo anno d’età – continua Nesci – esistono dei limiti che non vanno oltrepassati e ritengo grave che la violenza perpetrata dai personaggi del gioco, solo perché vestiti in maniera simile a quella dei cartoni animati, non venga analizzata in maniera adeguata. Semmai, il fatto che la violenza venga posta in maniera colorata, rende la questione ancora più grave. Voglio poi affrontare la questione relativa alla ludopatia – conclude Nesci – se si mette nelle condizioni, un ragazzo di 12 anni, di desiderare un prodotto per avere un’esultanza particolare o un gadget introvabile, ha superato la linea del piacere di giocare. D’altronde quali sono i fattori che spesso aumentano la voglia di un utente di giocare alle slot machine? Le luci, i colori e i suoni. Non vogliamo e non possiamo permettere che vengano formate generazioni di ludopatici, ecco perché abbiamo chiesto al Garante per l’Infanzia, all’AGCM ed al Ministero della Salute per verificare quanto detto, aspettiamo risposte per proseguire una campagna di sensibilizzazione che riteniamo oltremodo doverosa”.



31/01/2019